Sense and sensibility
O ragione e sentimento, nel momento in cui per l’emmesima (emme come cacca) volta nella mia vita mi accingo - forse - a inseguire qualcosa di assolutamente irrazionale con tutti gli strumenti razionali in mio possesso.
Del resto segnali ce ne sono, a volerli cogliere. Per esempio, che senso ha aver cercato forsennatamente un koinobori in Giappone gli ultimi giorni che ero lì, senza trovarlo, e sì che la festa del cinque maggio era alle porte, e poi entrare in un negozio a Barcellona e vedermelo penzolare da una scansìa, quel carpone blu di mezzo metro a boccaperta?
Ora sta alla mia finestra insieme alla bouganville di Torino. Famosa bouganville di Torino. Una pianta che non avevo mai osato comprare perché sta bene al mare e al caldo, ma poi mi sono ricordata di tutte le piante “facili” che mi sono morte in questi anni (vite canadese, glicine, settembrine varie, petunie, per non parlare di salvia, basilico, menta, ecc.), e allora, ballatoio, ti presento la bouganville (di Torino). Siate felici.
Per non farsi mancare la citazione, è anche per non dar ragione a Stavrogin che sostiene che nella seconda metà della vita non si fa che ripetere quanto si è fatto nella prima.
A me invece piace immaginare che possiamo evolverci, fanculo all’eterno ritorno che è poi un mito sopravvalutato, tutto maschile, di ritorno alla mamma.
Sul fatto che io, con questa storia dell’irrazionalità perseguita razionalmente, mi stia evolvendo, possono - forse debbono - sorgere molti dubbi. Tant’è, rimarranno tali fino all’emmesima porta in faccia, ma magari anche no.
Intanto il fine recondito di ‘sto post era metter due foto, ed eccole.

Del resto segnali ce ne sono, a volerli cogliere. Per esempio, che senso ha aver cercato forsennatamente un koinobori in Giappone gli ultimi giorni che ero lì, senza trovarlo, e sì che la festa del cinque maggio era alle porte, e poi entrare in un negozio a Barcellona e vedermelo penzolare da una scansìa, quel carpone blu di mezzo metro a boccaperta?
Ora sta alla mia finestra insieme alla bouganville di Torino. Famosa bouganville di Torino. Una pianta che non avevo mai osato comprare perché sta bene al mare e al caldo, ma poi mi sono ricordata di tutte le piante “facili” che mi sono morte in questi anni (vite canadese, glicine, settembrine varie, petunie, per non parlare di salvia, basilico, menta, ecc.), e allora, ballatoio, ti presento la bouganville (di Torino). Siate felici.
Per non farsi mancare la citazione, è anche per non dar ragione a Stavrogin che sostiene che nella seconda metà della vita non si fa che ripetere quanto si è fatto nella prima.
A me invece piace immaginare che possiamo evolverci, fanculo all’eterno ritorno che è poi un mito sopravvalutato, tutto maschile, di ritorno alla mamma.
Sul fatto che io, con questa storia dell’irrazionalità perseguita razionalmente, mi stia evolvendo, possono - forse debbono - sorgere molti dubbi. Tant’è, rimarranno tali fino all’emmesima porta in faccia, ma magari anche no.
Intanto il fine recondito di ‘sto post era metter due foto, ed eccole.

Petarda | link | commenti (2)(popup)





















Io lo so che cosa ti chiederei se fossi lì, se ancora fossi lì: la prima cosa che ti chiederei è come fanno i bambini a cambiare così tanto, e se poi davvero cambino, o se sia solo un fatto esteriore, magari; come, da piccoli raccoglitori di petali di ciliegio, da piccoli tiratori di manciate di questi petali ai compagni, nel cortile della scuola o, anche, da piccoli sfamatori di cervi intorno a un tempio (che poi, tra l’altro, questi animali, a forza di mangiare biscotti fanno una cacca bruttissima e son tutti spelacchiati), diventino poi giovani chiusi in un abito nero e incravattati, frettolosi, sonnecchianti in metrò e col telefonino sempre vibrante anche alle quattro del mattino, sempre raggiungibili, sempre disponibili a chiamate dal lavoro, chiamate di un capo stronzo, e abituati a passare il venerdì sera a ubriacarsi coi colleghi, e questo pure se i colleghi sono simpatici come un calcio in culo.