arrivedorci
Esploso e archiviato martedì, 01 luglio 2008 in: viaggi, blogosfera, esiti resistenziali, ciccipuccimucci, cimenalcinema
Il 18 partivo da qui, da Torino, che era autunno, tutti lo sanno. E arrivare a Roma, dov'era estate, è stato Qualcosa. Però io ci credevo, mi ero portata tutte robe leggere, anche se a casa mia il letto l'avevo lasciato col piumone.
Nei piedi, solo gli infrabirken e le trippenwood. Noi tedesche.
Sì, ogni tanto ci credo e ci azzecco, infatti a gennaio cosa dissi prima di varcare la frontiera? Vedrai che invece a Nizza è estate; detto fatto, in spiaggia c'era gente in costume che prendeva il sole.
A Roma non posso non andare:
1. a Torre Argentina, qualcosa mi attira, forse i gatti tra le rovine
2. a piazza Santa Maria in Trastevere, a fare una seconda colazione coi giornali.
Poi posso fare tutto il resto. Per esempio godere della compagnia di Namì, intenerirmi con lei davanti a delle foto, vedere la sua bimba in attesa di una bimba; cercare di esser lì, semplicemente vicino, contenta di stare. Far due seconde colazioni con il gemellino Dito, una con lui e con una Regina molto intonata, e notare l'illuminato ed elegante pensamento che contraddistingue i due; e, il mattino dopo, farne un'altra (seconda colazione) con il Dito e Namì: essere noi tre, poco prima della mia partenza, in quella piazza che non ricordo come si chiama, che pareva di stare a un bar spagnolo, a parlare, parlare molto, forse un po' genati, in ogni caso adorabili. Con Namì ci si conosce da quattro anni ormai, ed è un'amica preziosa con cui vorrei poter passare più tempo; e anche la voglia di condividere più cose col Marcolo è parecchia. In ogni caso, averle inaspettatamente lì, a portata di mano, due persone così belle, insieme: a ripensarci mi torna la voglia di abbracciarle forte forte.
La giornata di sabato è stata volante. Dopo aver visto Dita e Reginulla e un pezzettino di Trianella, son volata su un bus per andare da Riccio a Torre Argentina e poi a Trastevere (appunto). Non conoscevo Bibli, e son restata lì con Sabrina per ore, mi son persa tra i cibi e le parole e i libri (non solo metaforicamente: a un certo punto non riuscivo a trovare il bagno); tra l'altro, ascoltare la Sabrina parlare (accennare) di Palermo, è Qualcosa.
A Torre Argentina, per tornare a San Giovanni, riprendo un bus al volo, addirittura si ferma fuori fermata, come un taxi, robe da matti. E la sera, dopo il concerto (bellissimo, guest star: lo scarafaggio di tre cm. che a un certo punto mi zompettava allegramente sulla schiena, insieme abbiam fatto ballare buona parte della collinetta a sinistra del palco) dell'Orchestra di Piazza Vittorio a Villa Borghese, in assenza di metro, via di nuovo col bus. Io, questi bus nella notte, li pensavo dal di fuori, pur standoci dentro, come lunghe scie di luce rossa e gialla, un poco bianca, dalla forma panzuta a fiamma di candela sdraiata, scivolare velocissimi per le strade finalmente deserte, attraversare archi romani, fiancheggiare chiese e monumenti bianchi, e statue, e rovine, e alberi, e poche luci.
Poi cosa c'è ancora? Non aver visto Metallina. Ma ci rifaremo. Una casa con terrazza, la colazione e le chiacchiere con P., la sua amabilità, en passant il culo di E., en re-passant W. con un asciugamano legato attorno alla vita, le percussioni, una toccata e fuga fiorentina. Bakalov e Galliano in piazza del Campidoglio e la coppia tra il pubblico, nel bis, che ballava e rideva, mentre la musica era tragica: sul palco si rappresentava una tragedia e quei due ballavano il tango e ridevano; infine i ringraziamenti al sindaco. Se avessi riso, prima, non so comunque se avrei continuato, dopo.
Lezione di economia domestica
Siete stufi della peste a guano, aglio marcio e carogna che vi assale ogniqualvolta aprite la porta di casa? Sognate, almeno la mattina, di essere accolti da un invogliante profumo di caffè? Aprite bene gli occhi o inforcate le baricole e continuate a leggere, è semplicissimo: alzatevi alle 5:30, mettete su la moka da sei; quand'è venuta su urtatela con qualcosa, avendo cura di gettarne il contenuto metà sul muro e metà in terra sotto i mobiletti; la cucina deve risultare impregnata. Lasciate tutto così com'è, vestitevi e uscite. Rientrate verso le 9:00 e notate come il profumo di caffè si sia piacevolmente diffuso in tutta la casa.
Robe carine
1. La contadina di Barge: non li lavi mica i mirtilli, han già preso abbastanza acqua ieri, e non sono trattati.
2. Per strada, una tizia sui 30 in t-shirt fucsia abborda un tizio in t-shirt arancio.
Lei: Ciao, sei Claudio?
Lui: Sì...
Lei, togliendosi gli occhiali da sole: Eravamo compagni di scuola!
Robe molto belle
Io qui , o qui, o qui, o anche qui (preferibilmente senza mezzo senso di colpa).
Ci si rilegge a fine luglio o a metà agosto: statevi molto bene.
Robe di straordinaria venustà
12.
Nei piedi, solo gli infrabirken e le trippenwood. Noi tedesche.
Sì, ogni tanto ci credo e ci azzecco, infatti a gennaio cosa dissi prima di varcare la frontiera? Vedrai che invece a Nizza è estate; detto fatto, in spiaggia c'era gente in costume che prendeva il sole.
A Roma non posso non andare:
1. a Torre Argentina, qualcosa mi attira, forse i gatti tra le rovine
2. a piazza Santa Maria in Trastevere, a fare una seconda colazione coi giornali.
Poi posso fare tutto il resto. Per esempio godere della compagnia di Namì, intenerirmi con lei davanti a delle foto, vedere la sua bimba in attesa di una bimba; cercare di esser lì, semplicemente vicino, contenta di stare. Far due seconde colazioni con il gemellino Dito, una con lui e con una Regina molto intonata, e notare l'illuminato ed elegante pensamento che contraddistingue i due; e, il mattino dopo, farne un'altra (seconda colazione) con il Dito e Namì: essere noi tre, poco prima della mia partenza, in quella piazza che non ricordo come si chiama, che pareva di stare a un bar spagnolo, a parlare, parlare molto, forse un po' genati, in ogni caso adorabili. Con Namì ci si conosce da quattro anni ormai, ed è un'amica preziosa con cui vorrei poter passare più tempo; e anche la voglia di condividere più cose col Marcolo è parecchia. In ogni caso, averle inaspettatamente lì, a portata di mano, due persone così belle, insieme: a ripensarci mi torna la voglia di abbracciarle forte forte.
La giornata di sabato è stata volante. Dopo aver visto Dita e Reginulla e un pezzettino di Trianella, son volata su un bus per andare da Riccio a Torre Argentina e poi a Trastevere (appunto). Non conoscevo Bibli, e son restata lì con Sabrina per ore, mi son persa tra i cibi e le parole e i libri (non solo metaforicamente: a un certo punto non riuscivo a trovare il bagno); tra l'altro, ascoltare la Sabrina parlare (accennare) di Palermo, è Qualcosa.
A Torre Argentina, per tornare a San Giovanni, riprendo un bus al volo, addirittura si ferma fuori fermata, come un taxi, robe da matti. E la sera, dopo il concerto (bellissimo, guest star: lo scarafaggio di tre cm. che a un certo punto mi zompettava allegramente sulla schiena, insieme abbiam fatto ballare buona parte della collinetta a sinistra del palco) dell'Orchestra di Piazza Vittorio a Villa Borghese, in assenza di metro, via di nuovo col bus. Io, questi bus nella notte, li pensavo dal di fuori, pur standoci dentro, come lunghe scie di luce rossa e gialla, un poco bianca, dalla forma panzuta a fiamma di candela sdraiata, scivolare velocissimi per le strade finalmente deserte, attraversare archi romani, fiancheggiare chiese e monumenti bianchi, e statue, e rovine, e alberi, e poche luci.
Poi cosa c'è ancora? Non aver visto Metallina. Ma ci rifaremo. Una casa con terrazza, la colazione e le chiacchiere con P., la sua amabilità, en passant il culo di E., en re-passant W. con un asciugamano legato attorno alla vita, le percussioni, una toccata e fuga fiorentina. Bakalov e Galliano in piazza del Campidoglio e la coppia tra il pubblico, nel bis, che ballava e rideva, mentre la musica era tragica: sul palco si rappresentava una tragedia e quei due ballavano il tango e ridevano; infine i ringraziamenti al sindaco. Se avessi riso, prima, non so comunque se avrei continuato, dopo.
Lezione di economia domestica
Siete stufi della peste a guano, aglio marcio e carogna che vi assale ogniqualvolta aprite la porta di casa? Sognate, almeno la mattina, di essere accolti da un invogliante profumo di caffè? Aprite bene gli occhi o inforcate le baricole e continuate a leggere, è semplicissimo: alzatevi alle 5:30, mettete su la moka da sei; quand'è venuta su urtatela con qualcosa, avendo cura di gettarne il contenuto metà sul muro e metà in terra sotto i mobiletti; la cucina deve risultare impregnata. Lasciate tutto così com'è, vestitevi e uscite. Rientrate verso le 9:00 e notate come il profumo di caffè si sia piacevolmente diffuso in tutta la casa.
Robe carine
1. La contadina di Barge: non li lavi mica i mirtilli, han già preso abbastanza acqua ieri, e non sono trattati.
2. Per strada, una tizia sui 30 in t-shirt fucsia abborda un tizio in t-shirt arancio.
Lei: Ciao, sei Claudio?
Lui: Sì...
Lei, togliendosi gli occhiali da sole: Eravamo compagni di scuola!
Robe molto belle
Io qui , o qui, o qui, o anche qui (preferibilmente senza mezzo senso di colpa).
Ci si rilegge a fine luglio o a metà agosto: statevi molto bene.
Robe di straordinaria venustà
12.
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