Sense and sensibility

Esploso e archiviato domenica, 05 luglio 2009 in: viaggi, barcelona, jappone, ciccipuccimucci
O ragione e sentimento, nel momento in cui per l’emmesima (emme come cacca) volta nella mia vita mi accingo - forse - a inseguire qualcosa di assolutamente irrazionale con tutti gli strumenti razionali in mio possesso.
Del resto segnali ce ne sono, a volerli cogliere. Per esempio, che senso ha aver cercato forsennatamente un koinobori in Giappone gli ultimi giorni che ero lì, senza trovarlo, e sì che la festa del cinque maggio era alle porte, e poi entrare in un negozio a Barcellona e vedermelo penzolare da una scansìa, quel carpone blu di mezzo metro a boccaperta?
Ora sta alla mia finestra insieme alla bouganville di Torino. Famosa bouganville di Torino. Una pianta che non avevo mai osato comprare perché sta bene al mare e al caldo, ma poi mi sono ricordata di tutte le piante “facili” che mi sono morte in questi anni (vite canadese, glicine, settembrine varie, petunie, per non parlare di salvia, basilico, menta, ecc.), e allora, ballatoio, ti presento la bouganville (di Torino). Siate felici.
Per non farsi mancare la citazione, è anche per non dar ragione a Stavrogin che sostiene che nella seconda metà della vita non si fa che ripetere quanto si è fatto nella prima.
A me invece piace immaginare che possiamo evolverci, fanculo all’eterno ritorno che è poi un mito  sopravvalutato, tutto maschile, di ritorno alla mamma.
Sul fatto che io, con questa storia dell’irrazionalità perseguita razionalmente, mi stia evolvendo, possono - forse debbono - sorgere molti dubbi. Tant’è, rimarranno tali fino all’emmesima porta in faccia, ma magari anche no.
Intanto il fine recondito di ‘sto post era metter due foto, ed eccole.

bouganvilla taurinensis  koinobori subalpino
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è arrivato! è arrivato!

Esploso e archiviato sabato, 27 giugno 2009 in: viaggi, jappone
Finalmente, lo slideshow delle foto fatte in Japponia. A breve anche quelle su Barcellona e Minorca.
Contenton*, eh? Immagino. Su flickr ci sono alcune descrizioni. Ho preferito modificare le foto con minori, mentre con gli umani cresciuti mi son scatenata.
Mi piace poi premettere alle immagini una frase tratta dall'ultimo post di Carlo, se nel frattempo non ne ha già sfornati altri cinque o sei: A volte mi sembra che gli uomini, la maggior parte, vengano su a rovescio, come un calzino indossato male o una sigaretta accesa dalla parte del filtro. Arrivati a un certo punto, si mettono a fare grigie cose da adulti, privi di sguardo sui colori, però continuando a litigare come bambini cocciuti, senza una matura capacità di comprensione, mediazione e accettazione dell'altro. Ma cazzo, non sarebbe meglio fare il contrario? Proseguire a fare cose colorate da bambini, però sviluppando comprensione, mediazione, accettazione? Che strano mondo. Buona domenica.

 
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facci la grazia III (re-post a chiosa)

Esploso e archiviato sabato, 13 giugno 2009 in: pessimismo e fastidio, donna letizia, madri, italiano vero
M'è ricapitata in mano Grazia. Mia madre è stata abbonata per decenni: è difficile disabbonarsi a una rivista. Qualche giorno fa l'ho vista in edicola a un euro. Grazia. La sfoglio un po' dalla metà, poi vado alle ultime pagine. Nuova edizione, eminenti contenuti, ad esempio un articolo sull'amicizia tra la moglie di Bertinotti e la Marini, che in un impeto d'affinità elettiva si scambierebbero la biancheria intima. O almeno, così titola il richiamo in copertina, poi leggendo l'articolo si scopre che non è vero. L'angolo della posta, la cui titolarità era transitata anche in capo alla Mafai (degna successora di Donna L.), ora affidato a Claudio Baglioni. Sarà una scelta di marketing, questa di considerare le lettrici di Grazia come una pletora di fan decerebrate. Felici di poter pensare che Baglioni è lì tutto per loro. Non so, forse mi girano perché al limite scriverei a George Clooney e di Baglioni me ne fotto. L'apoteosina è però raggiunta da tal Facci. Resumen: in sole tre pagine - affarone - ecco un servizio sui mutandoni griffati di Bertinovna e Valeriona (poi non mi stupisco più del Guadagno 2° in lista su Roma: tra maggiorate e drag queen il Berti deve aver perso la testa), Baglioni che occhieggia dall'ultima pagina e potrebbe, alla bisogna, dir la sua sulle mestruazioni dolorose, e dulcis in fundo 'sto Faccetta che delira (non ci son più gli uomini di una volta, quei bei musoni che da incazzati non dicevano nulla e bisognava tirargli fuori le cose con le tenaglie, ah golden age) sul fatto che egli paga la cena a delle tipe e poi esse, dopo una serie di cene pagate, non gliela danno. Si ribella, Facci. Dice: da stasera la cena la dovete pagare voi, stronze. Embè? La cosa potrebbe finire qua: quel pirla d'un Facci paga. Oppure: quel pirla d'un Facci non paga. Chissène. Non varia la propensione alla pirlaggine, con o senza pagamento della cena. La cosa poteva finir lì, dicevo. Invece no. Facci va avanti per una pagina con le sue stronzate da intrombato.
C'è una roba peggiore di un pirla, ed è un pirla frustrato.

Digressione troppo lunga per farla stare in nota
(ma le hai viste le altre note quanto son lunghe? e vabbé, non mi va di metterla in nota, però la scrivo più piccina, va').
Una dozzina d'anni fa uno mi disse: non lo sai che quando uno t'invita a cena ti vuol portare a letto? Diceva ciò per allertarmi nei confronti di possibili (suoi) rivali, tuttavia accolsi l'avviso ritenendolo non del tutto peregrino. Perciò talvolta se uno m'invita a cena insisto per pagare alla romana. Con un'eccezione: che mi abbia invitato in un posto carissimo, e nonostante le mie rimostranze abbia insistito per andarci; in tal caso, saranno anche affari suoi.
Le ultime due cene un po', diciamo così, ambigue risalgono a mesi fa. Sono state talmente una rottura di palle una e una cosa patetica l'altra che prima di ricascarci deve passare un bel po' di tempo, ecco.
La rottura di palle: con un difensore della legge sul falso in bilancio che ha cercato per tutto il tempo di farmi ridere senza riuscirci, poi è svenuto sul divano di casa mia, poi il giorno dopo voleva che andassi in montagna con una compagnia di 30 amici suoi, oppure a fare immersioni (in pieno inverno), sempre con un ammasso di fregnoni par suo. Oh, non so sciare né far sub; lui mi avrebbe preso per mano e guidato sulle dune innevate e sotto le onde increspate. Forse mi avrebbe anche salvato da me stessa. Sarà per la prossima vita. Dice: sei prevenuta. Ma va là.
La roba patetica, con un amico di vecchissima data. Mi ha visto in un bar, ci siamo salutati da lontano. Dopo qualche minuto mi sento afferrare le spalle da dietro e baciare sul collo: a stento ho represso un manrovescio. Era lui che - mettendomi tra l'altro in imbarazzo con le persone con cui ero seduta - mi sussurrava una serie di cazzate complimentose all'orecchio, e alla fine per liberarmene ho accettato di uscire a cena. Forse era ubriaco. A cena non è andata meglio, giacché - ho scoperto - il tipo ancora mi punta perché sono stata fidanzata con il suo mito adolescenziale. Ma sì, in fondo sono passati solo vent'anni. Lui mi voleva prendere per mano e accompagnare per le asperità della vita. Le cose che non sapevo, me le avrebbe insegnate. Già a cena mi ha fatto una testa così, si voleva portare avanti col lavoro. Qualsiasi cosa, lui l'aveva già sperimentata. Due palle, sapeva tutto e non provava nemmeno a farmi ridere, in compenso sembrava divertirsi.
Ci sono in giro dei logorroici che non ascoltano un cazzo e poi si sconvolgono se le cose non vanno come si aspettavano. Sveglia, cicci. Comunque, con il primo son riuscita a pagare la mia parte, col secondo non ce l'ho fatta, ma chi se ne frega con due mostri del genere? Sembravano carini e per bene... ma vaffangù, allora continuo a uscire con quei simpatici scarti della società cui mi sono accompagnata finora. Ovviamente pagando io ('sta cippa).
Ma vogliamo parlare di quel che può succedere a un'innocentissima cena tra amici? Embè, si va dalla zampona piazzata sull'interno coscia, a imprescindibili confessioni fatte di fronte alla fidanzata (prima o poi questa - non la fidanzata - me la scopo), ad imbarazzanti sondaggi fatti di fronte al fidanzato (hai sbagliato moroso, perché non esci con me?). Ma con chi vado a cena? Mica sempre con cafonastri o avvinazzati o fatti o disturbati mentalmente. No, anche con gente simile in tutto e per tutto (forse) a voi che (forse) ancora state leggendo¹.


Va detto che per quanto Facci cerchi di invocare la parità tra uomo e donna per giustificare la sua retriva posizione su questa minchiata, in realtà il suo (di Facci) è un punto di vista maschilista. A cena, un uomo e una donna, una donna e una donna, un uomo e un uomo, un'eterogeneità di donne e di uomini, si vada per il piacere di farlo. Non con beceri propositi trombadori. Piace mangiare e bere bene, piace conversare, piace stare in un bel posto e veder gente intorno, che ne so; dunque se si passa una serata piacevole alla fine il problema del pagamento pare molto - ma molto - relativo. Ecco, invece se lei si fosse rotta le palle, un beau geste da parte di lui non dispiacerebbe (...).
Poi, per dirla tutta, diciamola: ma se uno è pirla, che c'entra la parità tra i sessi? E su.
Ah, poi stamattina mentre facevo la cacca ho riaperto quel numero di Grazia e ci ho trovato una foto di Toscani in cui una hostess (di terra) cinese vestita di rosso ripuliva i banchi del parlamento (cinese); la didascalia informava che tra i parlamentari cinesi non vi sono donne. Rimarrà in bagno quella ex mitica rivista; è la meglio, alla bisogna.

(18 aprile 2006)

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¹ Nella mia testa a questi optional della convivialità si vanno a sommare gli "apprezzamenti" per strada, che i maschiucci rivolgono a qualsiasi donna, basta che respiri. Uno dei più gradevoli: attraverso la strada di corsa e dall'altra parte c'è un tizio che mi guarda sogghignando e quando gli passo vicino mi dice ammiccante: pesano, eh? Alle volte si preferisce non rispondere un po' per senso di superiorità, un po' perché non si è del tutto sicure della reazione, e se poi il troglo (o il gruppo di) s'incazza pure? (magari m'iscrivo a wing tsun) Con le straniere poi, ignobili figure di merda: se l'italicus ha sentore che la tipa non capisce l'idioma si lancia a dire qualsiasi roba. E vivo a Torino, mica a... boh. Lei, ovviamente, capisce benissimo. C'è anche da dire che ad alcune coglionazze (italiane) l'apprezzamento in strada piace; saranno forse le stesse che vanno a vedere er mutanda l'8 marzo e che giustificano lo stupro se lei porta la mini. Saranno forse le stesse cui la nuova Grazia si rivolge: tutto torna. Mi raccomando, sante madri italiote, oltre a insegnare (basta il buon esempio) alle vostre discendenti velinoidi in pectore che è un must farsi trattare come quarti di manzo deambulanti, dotatele - se non trombanti - anche di sufficiente argent de poche affinché possano pagar la cena al pirlotto di turno.
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potere, coltello, uomo, donna

Esploso e archiviato giovedì, 04 giugno 2009 in: viaggi, pessimismo e fastidio, jappone, italiano vero, englaro
Sulla creatura surreale (c. s.) che ci governa e la scelleratezza della sua condotta in privato ha scritto anche Lerner, ma da un'angolazione originale; riposto per intero l'intervento sul suo blog:

Credo che un giorno non lontano il giornalismo italiano, con poche eccezioni, dovrà guardarsi allo specchio e vergognarsi per il modo in cui ha scelto consapevolmente di eludere o minimizzare la verità plateale esplosa a proposito dello stile di vita dell’uomo più potente di questo paese.
Tutti lo sanno benissimo che qui non c’entra nulla la relazione privata fra Berlusconi e sua moglie, nè le loro eventuali storie sentimentali nell’ambito di un matrimonio in crisi. Qui è emerso grande come una casa il disprezzo per la donna, mercificata e sottomessa in proporzioni non paragonabili a quelle vissute negli altri paesi occidentali. Ma per coprire questa ovvietà il potere ha fatto ricorso a bugie via via svelate e subito occultate. Ha sentito il bisogno di mettere sotto accusa le donne tentatrici o traditrici, riproponendo loro un ruolo di sudditanza se non di merce. Tutto ciò appare chiaro agli occhi di chiunque voglia vederlo. E’ una verità che turba nell’intimo ciascuno di noi a prescindere dalle sue idee politiche. E’ un ritardo culturale che l’Italia paga in termini civili e economici. Ma la menzogna diviene allora strumento di dominio, dispiegata attraverso apparati che sono televisivi (non vi colpisce il silenzio succube delle trasmissioni da anni specializzate nel frugare l’intimità altrui senza alcun rispetto?), direttori-dipendenti, avvocati-deputati, collaboratori che si rendono complici in una vera e propria corruzione morale.


Appunti:
La moglie della c. s. è l'unico interlocutore in grado di mettere in difficoltà la c. s., perché è l'unica che la c. s. è costretta a prendere sul serio: se un giorno riusciremo a liberarci della c. s. sarà grazie all'opera del dissenso interno (come per la chiesa)?
Ogni tentativo di portare alla luce l'arretratezza della condizione femminile in Italia è presto affossato, si passa subito a occuparsi d'altro (come per la massoneria).
Chiesa, massoneria: sarà allora una questione di potere. Un potere che umilia, mistifica e occulta.
Engels: "La moderna famiglia singola è fondata sulla schiavitú domestica della donna, aperta o mascherata, e la società moderna è una massa composta nella sua struttura molecolare da un complesso di famiglie singole. Al giorno d’oggi l’uomo, nella grande maggioranza dei casi, deve essere colui che guadagna, che alimenta la famiglia, per lo meno nelle classi abbienti; il che gli dà una posizione di comando che non ha bisogno di alcun privilegio giuridico straordinario" (L'origine della famiglia).
Oggi la donna lavora, ma continua ad avere su di sé il peso della gestione familiare: bambini, anziani, cura della casa. Guadagna spesso meno di un uomo, non accede se non per eccezione (dove l'eccezione è anche l'essere andata a letto con o l'essere parente di) o in ambiti prettamente "femminili" o governati da concorsi pubblici, a posizioni dirigenziali.
Una sinistra che non volle arginare lo strapotere della c. s. (con la legge sul conflitto d'interessi, per esempio) e che non vuole riconoscere alle donne il giusto ruolo almeno in politica (l'obiezione meritocratica cade, vista l'incapacità di molti politici maschi) è una sinistra collusa con questo sistema di potere.
Occhetto: "Il potere usa il formalismo giuridico "verso il basso" per tenere a bada le classi subalterne, ma utilizza l'arbitrio per difendere i potenti. [...] Lo stesso atteggiamento nei confronti del potere è ambiguo, contraddittorio e multiforme - come del resto accade in molti altri ambiti. [...] Quante volte ci siamo sorpresi a pensare che quello che in un determinato contesto era un odioso o condannabile difetto, in un altro si trasformava in una allettante, lodevole virtù" (Potere e antipotere).
(Davanti al potere, l'atteggiamento di uomini e donne subalterni è simile.)
(Metto sullo stesso piano un pompino della Carfagna, un "sonetto" di Bondi, e il ripristino dello ius primae noctis del potente impotente nei confronti di fanciulle allevate - da madri succubi di un sistema di potere maschile - per essere sacrificate.)
Asor Rosa: "Per ridere dei loro impareggiabili "ridicolosi" di un tempo, tedeschi e italiani hanno avuto bisogno d'una terribile guerra, nel corso della quale gli orpelli sono caduti a uno a uno, le divise carnevalesche si sono lacerate e il ghigno nascosto dietro la maschera si è rivelato in tutta la sua terribilità: non si poteva tornare a riderne, - come è accaduto solo più tardi, del tutto a posteriori, quando, a dire la verità, non ce n'era neanche più bisogno, - per il buon motivo che non c'era più niente da ridere.  Quale catastrofe dobbiamo aspettarci (e augurarci) perché gli italiani riescano a ridere del "ridicoloso" che oggi li governa?" (il manifesto di ieri)

Ho riso, infatti, di fronte alle prodezze della c. s., alla sua gestualità da tamarro per mettersi al centro di un'attenzione che nessuno altrimenti gli avrebbe dato, al suo essere vecchietto incapace di accettarsi e al suo scomposto farsi, e rifarsi, finendo per proporre di sé una maschera, appunto, ridicola. Ho riso, ma avrei voluto ignorarlo: perché in quanto italiana mi vergognavo di lui e per lui, e in quanto donna, pure.
Ho riso meno osservando l'assegnazione di ministeri a femmine compiacenti; a dire il vero, è stato un pugno nello stomaco.
Il sorriso mi è morto quando la c. s. ha parlato di Eluana Englaro come di un'incubatrice: è alla luce di questa sciagurata affermazione - una coltellata - che va riletto il pezzo di Lerner, è tenendo a mente quest'allucinante deriva maschilista che vorrei avere la forza di oppormi, giorno dopo giorno, a ogni abuso e sopruso nei confronti di noi donne, nel linguaggio, nei media, nella società, nella politica.
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Wish I were there

Esploso e archiviato martedì, 26 maggio 2009 in: viaggi, jappone
da qualche parte, vicino hakoneIo lo so che cosa ti chiederei se fossi lì, se ancora fossi lì: la prima cosa che ti chiederei è come fanno i bambini a cambiare così tanto, e se poi davvero cambino, o se sia solo un fatto esteriore, magari; come, da piccoli raccoglitori di petali di ciliegio, da piccoli tiratori di manciate di questi petali ai compagni, nel cortile della scuola o, anche, da piccoli sfamatori di cervi intorno a un tempio (che poi, tra l’altro, questi animali, a forza di mangiare biscotti fanno una cacca bruttissima e son tutti spelacchiati), diventino poi giovani chiusi in un abito nero e incravattati, frettolosi, sonnecchianti in metrò e col telefonino sempre vibrante anche alle quattro del mattino, sempre raggiungibili, sempre disponibili a chiamate dal lavoro, chiamate di un capo stronzo, e abituati a passare il venerdì sera a ubriacarsi coi colleghi, e questo pure se i colleghi sono simpatici come un calcio in culo.
E poi ti chiederei, anche, se è vero che la crisi ti fa tremare, se è vero che vi fa tremare tutti, e come sei cambiato anche in questa cosa, com’eri prima, come ti sentivi, forse tranquillo e più sereno, forse fiducioso nel futuro, pensavi che tutto sarebbe andato bene per sempre?
E un’altra cosa vorrei sapere, poi: di quanto spazio hai bisogno, tu, di quanto poco spazio per dormire, per mangiare, per cagare, e di quanto (tanto) spazio hanno invece necessità i tuoi buddha, i tuoi enormi buddha, e i tuoi benedetti e meravigliosi templi in mezzo agli alberi. Ti direi, anche, perché forse non lo sai, no, secondo me non lo sai, che Kannon a Kamakura si è fatta piccina, s’è fatta in cento statue che non sono poi propriamente statue ma bassorilievi, tutte conviventi in un cortile, e che poi, tra l’altro, una di quelle statuine, quella che avrei, quella che ho, scelto, era uguale in volto a una piccolissima bambina in braccio a una donna a far la coda per vedere il filmino al museo Ghibli, che io facevo ridere, e ogni risata le scomponeva il faccino, ogni sua risata era come un sasso in un lago, era proprio uguale ai cerchi di una pietra gettata in una pozza d’acqua immobile.

Ma tu non sai chi è Miyazaki, non sai chi sia Oguri e, ci scommetto, nemmeno Imamura; non te ne farò una colpa.

Al mare l’altra settimana c’era vento, e guardando una bandiera rossa in riva pensavo che mi sento a casa tra le musiche del mio lettore mp3, e mi chiedevo quale tra quelle canzoni fosse più casa, se i Radiodervish o i Pogues o Lennox o Ella & Louis o Waits fossero un ambiente familiare che sta nella testa, nella memoria, e a quanto poco ascolti, in fondo, quelle musiche nel lettore mp3, la musica fa sembrare tutto un film quando tutto sembra già troppo un film, anche senza musica. Quella musica, che è casa, lo è più di una casa di mattoni, amo le case vere ma anche le odio, sì, un po’ le odio, non so il perché, e forse allora “casa” potrebbe ben essere il viaggio con - ogni tanto - le cuffiette nelle orecchie, e la morte, allora, forse, un semplice trasloco.
Ma poi “casa”, mi ricordo, è anche un insieme di odori, quelli che ho sentito come per la prima volta quando, tornata a Torino, son stata a Porta Palazzo, ed era il primo giorno di sole dopo settimane di pioggia, l’aria era pulita, e tutti quegli odori, non solo i profumi ma anche le puzze, erano bellissimi e fortissimi, così familiari, e ho capito che la differenza tra qui e lì è anche molto una distanza olfattiva, almeno nel mio caso.

Se, invece, tu fossi qui, ti porterei a mangiare la focaccia a Camogli, m’imbarcherei con te a Dolo (su un barcone a nolo) per arrivare a Venezia dall’acqua, una sera. Poi andremmo a Saturnia, ti farei vedere che siamo in fondo simili, tante volte amiamo le stesse cose, anche se Italia e Giappone, abbiam visto una sera sul tuo atlante, sulla stessa cartina non riescono a stare, sono troppo, troppo lontani.
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buon compleanno, corrado

Esploso e archiviato domenica, 17 maggio 2009 in: pessimismo e fastidio, esiti resistenziali, corrado guzzanti, italiano vero
Ieri sera qui a Torino, con Marco Mazzocca e Caterina Guzzanti.
Lo spettacolo è durato tre ore, senza una sbavatura, completo e complesso. Da anni non ridevo così tanto. Alla fine, dopo mezzanotte, Mazzocca ha intonato tanti auguri a te e abbiam cantato, tutti noi nel palaolimpico.
Ho sempre voluto Guzzanti imperatore dell'universo, anzi degli universi, e non mi sbagliavo: egli ne sa.
Sentite qui:
 

ma perché credi in dio?
perché il mondo è talmente perfetto che non può essersi fatto da solo!
e allora tu credi che l'abbia creato un essere perfetto che si è fatto da solo?


(non era proprio così, ma il senso, più o meno... mannaggiallamemoria)

E meno male che c'è youtube, visto che il venti maggio rai2 mi va in digitale, roba che assolutamente non m'interessa e che non avrò, credo, mai. Anzi, aspetto impaziente che calino i prezzi dei tvplasmoni non atti al digitale. Per vedermi i film. Per tutto il resto c'è la rete.
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buon primo maggio!

Esploso e archiviato venerdì, 01 maggio 2009 in: viaggi, jappone
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